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La vicina
LA VICINA

La mia vicina di casa, dall’altra parte del pianerottolo, si chiama Antonella.
Una conoscenza rimasta nel formale, non particolarmente intima.
Le solite frasi scambiate quando ci si incrocia rientrando a casa o qualche favore reciproco (ho finito il sale… verrà il postino, mi potete ritirare.. ecc.)
Sposata, con due figli di 9 e 12 anni, ha un negozio di ottica in centro mentre il marito segue le faccende di casa.
Un ruolo invertito, quindi, rispetto ai classici schemi.
Non è particolarmente attraente ma veste sempre in modo appariscente, spesso con gonne e magliette che più che coprirla, le velano il corpo (in qualche punto con delle rotondità in eccesso che, comunque, le conferiscono un aspetto burroso).
Età? Quarantenne da un po’, comunque di aspetto giovanile.
Qualche hanno fa abbiamo saputo che si è separata senza avere un nuovo compagno.
Recentemente un uomo (decisamente più giovane) veniva spesso a trovarla e, a volte, la macchina era ancora parcheggiata la mattina successiva.
Un giorno, incontrandoci al rientro dal lavoro e dopo esserci scambiati le solite frasi d’occasione, mi dice che intende vendere l’appartamento per lei divenuto troppo grande e che, se sentiamo qualcuno interessato, possiamo segnalarglielo.
Accenno della cosa a mia moglie e, dopo qualche giorno, decidiamo che potrebbe interessare a noi.
Presa la decisione, una sera dopo averla vista rientrare, dico a mia moglie che la vado a trovare per sondare le condizioni di acquisto.
Suono al campanello e, una volta aperta la porta, mi invita ad accomodarmi.
Le comunico la decisione di voler acquistare noi l’appartamento e lei si dice subito molto contenta della nostra decisione.
Mi invita a visitare la casa, scusandosi per il letto non ancora rifatto perché, approfittando dell’assenza dei ragazzi (che per qualche giorno sono dal padre) dice di essersela presa un po’ più comoda (comunque osservo che un solo cuscino è sgualcito: da qualche tempo non vediamo più il ragazzo che la frequenta).
Ci accomodiamo poi in salotto e, anziché avviare la trattativa per l’acquisto, inizia a parlarmi dei motivi che l’hanno indotta a vendere, di aver dovuto fare sempre le sue scelte da sola non potendo contare sull’ex marito, sui suoi rapporti con lui, ecc.
Ha voglia di parlare ed io, volentieri, l’assecondo.
Mi offre da bere e versa ad entrambi un bicchiere di wishey
La conversazione spazia su argomenti disparati e tra una parola e l’altra, riusciamo comunque ad accordarci per l’acquisto.
Proseguiamo piacevolmente a chiacchierare anche se, ogni tanto, mi trovo ad osservarla con occhi maliziosi, cercando di immaginare il suo corpo sotto la tuta aderente (da danza?) che indossa, maglietta corta e tirata che le arriva poco sotto il seno (del quale immagino i capezzoli disegnati dalla maglietta)
I miei sguardi non devono essere passati inosservati perché, ad un certo punto, lei inizia a parlare di gusti sessuali ponendomi poi domande dirette sull’argomento.
Decido di stare al gioco rispondendo con l’intenzione di provocarla e cercando di capire fin dove saremmo arrivati
Non tardo ad intuirlo quando, maliziosamente, mi dice
<Mi piace scopare senza necessariamente essere innamorata: non è tanto la dimensione del cazzo (usa esattamente questo termine) che mi interessa quanto la capacità del partner di farmi godere sapendo stimolare ogni parte del mio corpo.>
<Io provo un piacere esattamente speculare al tuo perché per me è eccitante vedere la partner che arriva all’orgasmo da me stimolata>
Ora la sua mano sfiora il mio braccio.
Inizio ad accarezzarle la pelle sotto la maglietta, non sento il reggiseno e mi spingo fino ai capezzoli che trovo turgidi.
Le sue mani corrono allo zip dei mie pantaloni che abbassa per far entrare la sua mano alla ricerca del mio uccello.
Lo trova già duro, lo stringe ed inizia a menarmelo per poi, dopo averlo estratto, abbassare il suo viso fino a prendermelo in bocca. Ed iniziare un lento ma coinvolgente pompino.
E da almeno due ore che siamo chiacchieravamo ma l’epilogo è stato quasi improvviso (anche se abbondantemente preannunciato!)
Le sfilo la maglietta e le accarezzo i seni che trovo tondo, sodi e ben torniti.
Oramai sdraiata sul divano con l’uccello in bocca, le sfilo i pantaloni scoprendo un tanga minuscolo che le si infila tra le chiappe ,
Le mie dita scorrono all’interno del tanga fino a toccarle il sesso che sento già abbondantemente umido ed aperto.
L’accarezzo fino a sentire la clitoride dura che inizio a massaggiare.
E lei che, ad un certo punto, continuando a leccare il cazzo, si sfila il tanga rimanendo completamente nuda.
Mi sfila la camicia, i pantaloni e, dopo aver abbassato la luce della lampada al minimo, mi sfila gli slip lasciando anche me nudo e con l’asta ben tesa.
Si sdraia bocconi sul divano ed inizio un lento massaggio della schiena, prima con le mani e poi con la lingua; non tralascio naturalmente il buchino del culo e la figa che, favorita da un cuscino infilato sotto, si mostra oscenamente rosea e incorniciata ai lati da una sottile striscia di peluria sapientemente rasata.
Mostra di apprezzare con particolare piacere la mia lingua quando si infila all’interno della figa a succhiarle gli umori che abbondantemente le colano.
Con impercettibile movimento la induco a girarsi per un 69 che ci vede con il mio uccello nuovamente percorso dalla sua lingua sino ad essere completamente ingoiato e dalla sua figa penetrata dalle mie dita e dalla mia lingua non rinunciando a prendere le sue mani per portarle ad accarezzare il clitoride.
Mi eccita moltissimo vedere una donna che si masturba.
Dalla passera passo al culo che, dopo averlo inumidito, ora penetro prima con uno e, successivamente con due dita.
La cosa non le deve dispiacere perché mi aiuta allargandosi le chiappe per meglio offrirmelo.
La faccio alzare e, appoggiate le mani sul bordo del divano e messa alla pecorina, le punto l’uccello e, dopo averle accarezzato il sesso, d’un colpo glielo sbatto dentro iniziando a pomparla prima lentamente poi sempre più velocemente.
La mie mani le stringono i seni, le strizzano i capezzoli mentre la stantufo con forza sino a sbatterle le palle contro la figa.
Il suo mugolio diventa sempre più intenso sino ad implorare:
< dammi il cazzo!>
<Chiavami!>
<Inculami>
Sfilo il cazzo dalla figa e, dopo averle insalivato il buco del culo, sempre alla pecorina, glielo appoggio iniziando a penetrarlo.
Lo vedo lentamente scomparire inghiottito da quella fessura: la durezza dell’uccello ha avuto ragione dei suoi muscoli che si contraggono sino a che, completamente entrato, inizio a farlo scivolare fuori per poi penetrarla, prima lentamente poi con forza e ritmo sempre più intenso.
Devo accarezzarle la figa per convincermi che la sto inculando e non chiavando, tanto la penetro con fluidità.
Ho la testa completamente sballata, sono eccitato e in quello stato di grazia nel quale non esiste più nessun freno inibitore, pronto a tutto quello che la ricerca del piacere e dell’estremo mi suggerisce.
Un’idea pazzesca mi attraversa, in un flash, la mente: il mio telefonino è appoggiato sul tavolino, l’ultimo numero chiamato è stato quello di casa ed e sufficiente premere il tasto di invio per ripetere il numero.
Con mia moglie abbiamo spesso fantasticato di scopare con altri ma, come a tanti, ci scambiamo queste fantasie solo quando scopiamo.
Lei immagina (ma lo sa con certezza) che ho avuto alcune relazioni ed io so (non me lo ha confessato ma anch’io ne ho la certezza) che, tanto tempo fa lei, sentendosi trascurata, ha avuto una relazione con il direttore della scuola dove insegna (diverse volte, con la scusa di riunioni serali, è rientrata tardi, a volte anche all’una o alle due di notte. La cosa curiosa è che l’immaginarla prendere l’uccello di un altro mi eccitava e, al suo rientro la stuzzicavo fina a che non finivamo noi a scopare non mancando, da parte mia, di leccarle la figa per assaporare il gusto della sborra dell’altro appena ricevuta)
Le mie dita raggiungono il telefonino e premono il tasto.
E’ fatta e l’eccitazione aumenta!
Lei, sempre girata, non si è accorta della manovra e continua a mugolare dal piacere di essere penetrata a raffica davanti e dietro.
Dopo averle nuovamente sfilato l’uccello, mi sdraio sul tappeto chiedendole di impalarsi sul cazzo sempre rigido e turgido.
Con sapienza si accuccia come se dovesse cagare fino a infilarsi tutto l’uccello dentro.
La chiamo per nome, le dico che è una troia, che scopa divinamente, sicuro che il telefonino trasmetta le nostre voci dall’altra parte.
Lei, in risposta ai miei epiteti mi dice che sono un porco con un cazzo stupendo.
Non resisto alla tentazione di indicarle il telefonino e metterla al corrente che mia moglie ci sta ascoltando.
Anche lei deve essere partita e, afferrato il telefonino, incomincia a gridare:
<godoooooooooooooooooo>
L’uccello incomincia a pulsare sempre più finché non le riempio la vagina del mio abbondante liquido.
<troia, menalo ancora> le sussurro.
Non so cosa sta facendo mia moglie dall’altra parte ma non me ne frega niente, assorbito come sono da questa scopata.
Tutti e due ora siamo spossati e ci abbandoniamo uno accanto all’altro.
<Ti avevo osservato e mi aveva attratto quella tua aria riservata> mi confessa, e poi prosegue <comunque hai saputo farmi godere come avevi preannunciato e con te mi sono sentita bene ed a mio agio. Fammi piuttosto sapere come la prenderà tua moglie visto che ci hai tenuto a farglielo sapere!>
Solo ora mi rendo conto dell’impulsività del mio gesto con il telefono e spero solo di non averla fatta troppo incazzare.
Le dico che le faro sapere..
Dopo essermi rivestito la saluto e, prima di uscire, lei ancora nuda, la bacio (fino ad allora non l’avevo ancora fatto): le due lingue si rincorrono nella bocca scambiandosi la saliva.
Suono al campanello di casa ma nessuno si fa sentire.
Apro con la mia chiave e mi accorgo che E., mia moglie, è uscita.
In cucina, sul tavolo, trovo un biglietti con una sola parola “stronzo!”
Me la sono cercata ed ora devo solo sperare che i danni siano limitati.
Continuo comunque ad essere eccitato sia per la serata con Antonella che per quello che potrà succedere con mia moglie.
Oramai è mezzanotte e, decido di aspettarla a letto.
Mi risveglio sentendola rientrare e, guardando l’orologio, mi accorgo che sono le tre.
Fingo di dormire fino a che la sento scivolare, nuda, nel letto.
Avverto un forte odore di sperma e posso quindi immaginare come possa, a sua volta, aver trascorso la serata.
Senza dirmi nulla la sento che mi sta cercando, le sue mani afferrano la mia mazza nel frattempo tornata dura.
<Sei uno stronzo! Ma ora chiavami e fammi godere> mi ordina senza tentennamenti.
Le mie mani l’accarezzano mentre la penetro sentendola abbondantemente lubrificata e bagnata.
Infilo il mio viso tra le sue cosce ed inizio a leccare gli umori della sua scopata.
<All’inizio, appena ho sentito il telefono, mi sono sentita umiliata e arrabbiata. Poi sentirvi godere mi ha eccitato e mi ha fatto ritornare la voglia di provare un cazzo che da tempo inconsciamente desideravo ma che non osavo ammettere. >
<Ti devo ringraziare per avermi fatto osare. Ho chiamato B. ed ha accettato immediatamente di vedermi. Abbiamo fatto l’amore e mi è piaciuto.>
<Adesso però ti voglio nuovamente per me>
L’eccitazione mi pervade ed inizio a fotterla con forza fino ad esploderle dentro una quantità di sborra come mai avevo fatto, passando poi a penetrarle il culo che sapevo essere una delle cose che più la eccitano.
Nei giorni successivi quelle volte che sono andato a trovare Antonella per definire i particolari della vendita, mia moglie mi ha avvisato che anche lei sarebbe uscita e per la cena avrei dovuto provvedere da solo…..
Credo che per sistemare la situazione dovrò convincerle ad un trio!
Ma questa è un’altra storia.

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