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Sonia finta ragazzina
Mi chiamo Stefano abito nel Lazio , ho 36 anni sposato con prole ma vorrei raccontarmi della mia avventura più strana che mi sia capitata.
Avevo da poco compiuto 23 anni e trovandomi a casa di alcuni amici (lui 43 anni dirigente e lei 41 commessa) ero intento nell’ascoltare il malumore della loro figlia Sonia 18enne.
Si lamentava che il suo ragazzo Marco 21 enne laureando a Pisa non era sceso per il suo compleanno; ed era inferocita perché nessuno, secondo lei, era interessato ad una serata in sua compagnia.
Dopo più di un ora di lagna mi decisi che ne ero stufo ed allora attuai un piano diabolico per vendicarmi: le chiesi brutalmente di uscire la sera successiva.
Alla mia richiesta rimase basita ma dopo circa due minuti, anche di risate della madre ignara, accettò.
La sera successiva si presentò ai miei occhi uno spettacolo paradisiaco: ragazza 18enne bionda, 175 cm per 58 kg, 6^di seno, capelli lunghi lisci fin sopra i glutei, toppino bianco corto, stra-mini e stivali al ginocchio con tacco altissimo il tutto di pelle bianca .
Solo al vederla andai subito in tiro mostruoso e lei, quando l’ho baciata sulla guancia, si è accorta del mio “problema” sorridendo maliziosamente.
Andammo a cena in un localino esclusivo ed andammo poi a ballare a Roma; tutta la sera tentavo di nascondere la sorpresa finale ma lei si strusciava continuamente.
Ormai si erano fatte le due e mezzo e stavamo di nuovo sotto casa di lei e feci scattare la trappola: “peccato che finisca così la serata” commentai e lei rispose “perché, come la faresti finire?”.
Risposi “per come ti sei lamentata stupidamente l’altra sera del tuo ragazzo, ovvero che dopo quello che ti aveva fatto lo dovevi solo lasciare, ma tu imperterrita continuavi solo a frignare ed rompere i coglioni a noi ti farei volentieri un servizietto con i fiocchi”.
“ e chi ti vieta di farmelo?” rispose subito lei anche dietro un leggero aiuto alcolico della serata; non me lo feci ripetere due volte, riaccesi subito la macchina ed andai a casa mia, un accogliente alcova monolocale dove ho infilzato più di qualche bella fighetta.
Nel salire le scale eravamo gia avvinghiati come due serpenti in un loro accoppiamento, le nostre lingue saettavano tra di loro ma giunti dentro la feci rimanere di stucco: nei vari palpeggiamenti avevo una patta fuori misura e lei, con una foga che non credevo potesse possedere me lo tirò fuori emettendo un gridolino di stupore.
Si trovò di fronte una specie di palo della cuccagna, 29 cm di verga durissima per 7,5 di diametro, ed ebbe un primo sentore di come sarebbe finita la serata.
Inizio a leccarmelo dalle palle fin sopra la cappella, lo insalivò talmente che scivolava tantissimo nelle sue manine da puttanella in calore, a stento riusciva ad accogliere il mio grande glande.
Ben presto senza vestiti iniziammo a slinguarci senza ritegno in un magnifico 69, aveva un vulcano tra le coscie ma ben presto avrei spento i suoi ardori, inizia a premere con la mia cappella, ormai in tiro da quando eravamo sotto casa di lei, sulle sua topina mentre eli era sdraiata sul letto e con molta fatica, per via delle pareti strette, iniziai a stantuffarla.
Iniziai pian piano fino a donarle bordate paurose, ad ogni mio colpo lei si contorceva dal piacere come una cagna in calore e venendo più volte anche se ancora non lo avevo messo tutto dentro, faccio appello allora a tutta la concentrazione possibile per non farcirla anzitempo ed inizio ad inserirlo tutto facendoglielo arrivare al collo dell’utero.
Lei urlava, gemeva “no così mi fai male, no, no, adesso si vengo cazzone mio” fracicando il lenzuolo allora, dopo più di venti minuti decisi che dovevo dare l’affondo finale, la giro su un fianco e, dopo averlo lubrificato ben bene con della vasellina che avevo comprato la mattina per l’occasione, lo puntai sul buchino che ad ogni bordata, nelle varie posizione assunte nel frattempo si era paventato ai miei occhi come il mio obbiettivo primario.
Nonostante la prima ritrosità, riuscii a farvi entrare la cappella, lei piangeva per il dolore ma io con sapienti piccoli movimenti in più di cinque minuti penetro ancora di più l’anfratto fino alle palle.
Quando smette di piangere ed il suo dolore inizia ad essere misto al piacere riinizia a godere come una consumata troia, inveendo contro marco e lodando il mio pilone venendo più volte per un totale di almeno otto volte da quando abbiamo iniziato.
Ormai era più di 45 minuti che la stantuffavo continuamente ed alla fine le venni nel culo lasciandoglielo in posizione per almeno 5 minuti; alla fine lo ritrassi e lei vide allo specchio uscire il mio liquido, ne prese un ditino e portandoselo alla bocca disse”marco non esiste più, esisti solo tu adesso!”.
Non ci vedemmo più ma penso che gli brucia ancora.

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