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camilla
Camilla non era affatto così male: era vero che era in carne, ma non l’avrei mai definita grassa.
Quando la vedevo mi accorgevo che aveva certe tette, così grosse che avrebbero potuto uscire fuori dalla maglia se avessero avuto vita propria.
E anche un gran bel culo, che io mi trattenevo dal pizzicare, per paura che mi svitasse la testa con uno schiaffo.
Io e lei ci conoscevamo perché frequentavamo gli stessi posti e le stesse persone… ma eravamo solo conoscenti, niente di più, niente di meno.
Mi era anche giunta voce che mi venisse dietro, ma io non avevo mai dato peso a quelle chiacchiere, perché era questo che io pensavo che fossero… non che mi volessi illudere, ma se mi avessero fatto uno scherzo del genere mi sarei davvero incazzato e di brutto anche.
Finchè accadde che una sera Camilla mi sembrò abbastanza euforica, più di come mi ricordassi: aveva bevuto un po’, ma io non avevo fatto caso a questo… iniziai, invece, a preoccuparmi quando mi accorsi che lei stava cominciando a guardarmi intensamente e io mi sentii a disagio per questo.
Cercai di godermi la mia serata, ballando per i fatti miei e, ogni tanto, la vedevo nei paraggi, però si faceva i fatti suoi… poi, quando uscii fuori, per prendermi una boccata d’aria, me la trovai di fronte e mi sorrise.
Eravamo molto, troppo vicini e mi accorsi che lei mi poggiò contro le sue tette… d’un tratto sentii il cazzo stringermi da dietro i pantaloni, ma non volevo darlo a vedere, per paura di fare qualche figuraccia.
Si strinse a me e io sentii le sue tette ancora di più, finendo col poggiare il cazzo su di lei… a quel punto lei mi guardò e, con un sorriso malizioso, mi disse:
-Ma come sei bello.- dopodiché mi baciò.
Ricambiai quel bacio, sentendo le nostre lingue che si intrecciavano; senza rendermene conto feci scendere le mie mani in direzione del suo culo, iniziandolo a stringere e, contemporaneamente, spingevo la mia erezione in direzione delle sue parti basse.
Quando staccai le mie labbra dalle sue sentìì il suo respiro intenso: in quel momento avrei voluto scoparmela li, in quel momento, ma intorno a noi c’era troppa gente… allora le proposi di andare nella mia macchina e Camilla accettò.
Ci dirigemmo li ed entrammo, sedendoci subito sul sedile posteriore… dopodiché tornammo a baciarci, mentre cominciai a frugarle il corpo con le mani.
Baciai il suo collo, mentre portai una mano su per la minigonna: le toccai una coscia, per poi dirigermi li in mezzo.
Iniziai leggermente a massaggiarle la figa, facendola sussultare, mentre iniziò a mordermi sul collo e, sfacciatamente, iniziai ad insinuare la mano dentro le sue mutandine.
Le dita si fecero strada nella sua figa, così calda e bagnata, movendole su e giù come se fossero state dei piccoli cazzi… e, più mi muovevo, più avevo voglia di metterglielo dentro il mio cazzo, fregandomene del fatto che stavamo per strada e che qualcuno avrebbe potuto vederci.
Vedevo il suo viso, una maschera di piacere, immaginandomi che avrebbe provato avendolo dentro di lei… il rumore del risucchio che sentivo mi stava facendo eccitare.
Tirando fuori le dita Camilla me le baciò, prendendole in bocca, come per succhiare il nettare che aveva tra le cosce… e ancora una volta volevo che facesse lo stesso col mio cazzo che, sicuramente, mi avrebbe spompato.
Ci baciammo di nuovo, mentre lei mi salì sopra, dimenandosi su di me; le alzai la maglietta e vidi da vicino le sue tette, ancora più grosse di come immaginavo; la loro vista mi fece impazzire, mentre ne succhiai una… Camilla si rese conto di quanto ero eccitato, quando passò una mano sulla mia erezione, iniziando a guardarmi maliziosa.
Senza che me lo dicesse mi sbottonai i pantaloni, tirandolo fuori, rimanendo sconvolto io stesso per quanto si era alzato… Camilla, allora, si sedette accanto a me e, dopo avermelo preso in mano, iniziò a farmi una sega.
Me lo stava menando così bene e io mi trattenni per non venire; ogni tanto sbirciavo dal finestrino, nel caso passasse qualcuno… tuttavia dovetti guardare di nuovo dentro la macchina, quando vidi che lei si era chinata sul mio cazzo, iniziandolo a farlo entrare nella sua bocca: mi stava facendo un pompino.
Cominciai ad ansimare, mentre le afferrai i capelli come per aggrapparmi: non solo me lo stava succhiando, ma mi stava anche accarezzando le palle, scendendo a leccarmele ogni tanto… poi me lo menava e ritornava ad usare la bocca.
Non ce la facevo più: volevo scoparmela ad ogni costo… volevo strapparle i vestiti di dosso e fare lo stesso con i miei.
Invece le dissi che stavo per venire e lei risalì su… evidentemente non aveva ancora voglia di assaggiare la mia sborra, ma io speravo che avesse questo desiderio.
Mentre ci risistemammo decisi di provarci: le chiesi se l’indomani avesse voglia di vedermi, in modo da fare una conoscenza più approfondita.
Lei accettò, dicendomi di venire a casa sua, poiché era sola… un occasione impedibile.
Passammo una bella serata e alla fine l’accompagnai a casa, in modo da memorizzare la strada… l’accompagnai fino al portone e lei si avvinghiò a me, rischiando di scopare li sul posto, mentre le premevo la mia virilità tra le sue gambe, mentre ci baciavamo.
Alla fine mi congedai da lei, aspettando il giorno successivo… non ne vedevo l’ora.
Il tempo sembrò passare molto lentamente: io salii in macchina, prendendomela comoda lungo il tragitto.
Alla fine arrivai sotto casa si Camilla e la vidi fuori dal portone; parcheggiai e mi diressi verso di lei, che a sua volta mi venne incontro.
Ci baciammo intensamente, poi ci dirigemmo verso il bar vicino casa, prendendo due caffè… poi, dopo averli pagati, andammo a casa sua e prendemmo l’ascensore.
Non c’era nessuno, così mentre le diedi un altro baciò, poggiai le mani sulle tette, stringendogliele e non vedendo l’ora di vederle, così come il resto del suo corpo nudo: il pensiero di quella carne abbondante mi eccitava e il mio cazzo già alzato lo stava confermando.
Rischiammo di farci vedere da una vecchietta che stava aspettando l’ascensore: se ci avesse visto avrebbe potuto avere un infarto, prendermi a borsettate dandomi dello sporcaccione o iniziare a parlare dei vecchi tempi?
Mi veniva da ridere in ogni caso… comunque arrivammo a casa.
Camilla aprì la porta e, dopo avermi preso per mano, mi portò nella sua stanza, dove un letto ci stava aspettando.
Mi tolsi la giacca e lei fece lo stesso… poi, dopo esserci seduti, ci stringemmo per baciarci ancora.
Non ci volle molto prima che mi sdraiassi sopra di lei, il cazzo che già mi era diventato duro che spingeva tra le sue gambe… volevo scoparla e scoparla.
Le baciai il collo, mentre lei mi accarezzò i capelli, stringendomi con le sue gambe e io mi dimenai, come se già fossi dentro di lei.
Le sfilai la gonna e mi misi di lato a lei, mettendole una mano tra le cosce, accorgendomi che si stava bagnando… a sua volta mi aprì la cerniera dei pantaloni, mettendo una mano dentro e prendendomi il cazzo.
Cominciai a togliermi la maglia e, dopo essere rimasto a torso nudo, mandai le mie mani all’interno delle sua di maglia, in modo da cercare il reggiseno, per poterlo sganciare.
Dopo aver fatto questo le sollevai la maglia e rividi le sue tette, che mi sembrarono più grosse della notte precedente: le pinzai entrambi i capezzoli, che si fecero più duri, dopodiché iniziai a succhiarne uno, mentre Camilla mi prese la testa.
La vidi leccarsi l’altra tetta rimasta libera e mi immaginai quella lingua carezzare il mio cazzo… volevo di nuovo metterglielo in bocca.
Ad un tratto cominciò a liberarsi della maglia e del reggiseno, rimanendo solo con le mutandine… mi rimisi sopra di lei, spogliandomi dei pantaloni, rimanendo anch’io in mutante.
Tornai a baciarla, mentre cominciai a scendere verso il basso, giù per il collo, proseguendo lungo le tette e poi verso il ventre; in quel momento iniziai lentamente a sfilarle le mutandine, lasciandola nuda, ad eccezione delle autoreggenti, che poteva anche tenere: vedendola nuda, ad eccezione di quelle calze mi faceva ancora più eccitare.
Come avevo fatto la sera precedente le infilai due dita nella sua fessura, che già stava cominciando a bagnarsi: poiché era stesa le mie dita entrarono ancora più dentro.
Le sentii scivolare dentro di lei, facendo un rumore di risucchio… poi, quando le tirai fuori mi avvicinai per baciare quelle labbra, facendo poi entrare la mia lingua.
La mossi velocemente dentro di lei, sentendo Camilla sussultare; poggiai le mani sulle sue tette e lei iniziò a tenermele, come per aggrapparsi, in modo da evitare di cadere.
Tutto questo durò per un bel po’, prima che mi decidessi di risalire su… a quel punto mi sfilai le mutande e iniziai a darle colpetti col mio cazzo che, nel frattempo, era diventato davvero duro e grosso, prima su per il ventre, fino a quando non lo misi tra le tette, grosse, morbide e calde, facendo una spagnola.
Mi spostai di lato e lei, dopo averlo pigramente preso in mano, lo portò alla bocca, facendomi un pompino ancora meglio di quello della sera precedente; vedermelo farmelo fare da lei, nuda, aumentava la mia eccitazione.
Non ce la facevo più: volevo scoparmela, così, dopo averle fatto smettere di succhiarmelo, la feci stendere e mi misi sopra di lei… poi, dopo averle poggiato il cazzo nella figa, iniziai a farmi strada dentro di lei.
Quel passaggio era così caldo e bagnato e il mio cazzo scivolò piacevolmente su e giù, mentre Camilla iniziò ad ansimare, stringendo le gambe su di me.
Continuavo a spingere, contento di stare facendo ciò che volevo la sera prima, libero di agire, senza gli altri che avrebbero potuto avere qualcosa da ridire.
Continuavo a fotterla mentre la baciavo, intrecciando la mia lingua con la sua.
Continuavo a fotterla mentre la mordevo sul suo collo bianco, come fossi stato un vampiro che abbrancava la sua preda.
Mentre continuavo a farlo mi misi in ginocchio, facendo attenzione di non uscire, portando le sue gambe sulle mie spalle; in quell’occasione sembrò che lei lo sentisse ancora di più e io guardavo la grossa massa delle sue tette ballonzolare, mentre le tenni saldamente i fianchi, arrapandomi sentendo come stava godendo.
Facendo forza sulle braccia, Camilla si sollevò, facendo scendere le sue gambe, che si avvolsero attorno alle mie braccia; mi fermai, mentre lei cominciò a muoversi; ci guardammo negli occhi in quella posizione e ci demmo un bacio, fino a quando non decise si staccarsi da me.
Mi fece stendere, prendendomi di nuovo il cazzo, lucido dei suoi umori, che iniziò a leccare, per farmi un altro pompino; vidi il suo culo e la sua figa vicine alla mia faccia, così iniziai a leccare quest’ultima, mentre Camilla si dimenò leggermente a destra e sinistra, come per dirmi che il 69 le stava piacendo.
Per diversi minuti usai la mia lingua sulla sua passera, sempre più bagnata, impaziente di essere nuovamente penetrata: ero così preso da questo che non mi accorsi che, nel frattempo, Camilla aveva smesse si succhiarmelo, per farsi avanti, in modo da farsi sfottere di nuovo.
Era sopra di me, e mi stava dando le spalle, ma cominciò a muoversi.
Appoggiai le mie mani sul suo culo, mentre la vedevo dimenarsi… ad un certo punto mi resi conto che era venuta: evidentemente tutto quello scopare le aveva fatto raggiungere l’orgasmo ma, in ogni caso, non era ancora abbastanza per lei: infatti, sempre tenendo il cazzo dentro di se, si girò e tornò a muoversi.
La vidi troneggiare sopra di me, il viso completamente soddisfatto: voleva ancora godere, mi ordinava di farlo a momenti: in quell’istante ero suo, da disporre come voleva, come lei era stata mia, mentre stava sotto di me.
Si chinò, per baciarmi e, inoltre, schiacciò le suo tette sul mio viso, permettendomi di ciucciargliele e, dicendomi:
-Mi piace. E anche tu. –
quell’affermazione sembrò eccitarmi ancora di più, fino a quando mi accorsi che stava venendo ancora… così come me.
Avrei sborrato da un momento all’altro… stavolta nulla mi avrebbe impedito di farlo.
Mentre gli dissi che stavo per venire lei si staccò da me, tornando a menarmelo e a prenderlo in bocca… fino a quando lo sperma iniziò ad uscire, iniziando a lordarmi il ventre.
Camilla iniziò a leccarmelo di dosso, mentre io cercai di riprendermi… nonostante fossi venuto sentivo ancora il mio cazzo duro e lei mi propose di venire in bagno con lei, in modo fa lavarci.
Si levò le calze e mi prese per mano, pronti a dirigerci verso il bagno, in modo da darci una ripulita… certo, come no!

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